Un blog per vendere all'estero

Vendere all'estero è una grande opportunità per le aziende italiane, tutte, specie quelle artigianali, piccole e medie.
In questo blog lavoreremo insieme per trovare la strada migliore e avere successo con facilità.

Tra vent’anni sarai più deluso delle cose che non hai fatto che di quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna

Mark Twain.


martedì 19 agosto 2014

Cultura, logistica e packaging: ecco che cosa vuole il retail estero per comperare prodotti italiani



Mi fanno notare una interviste rilasciata alla rivista GDONews da importanti buyer delle catene austriche Spar e Billa in occasione delle prossima fiera di Vienna Food Italy. Riporto in modo esteso un estratto dell’intervista

Spar: Le imprese italiane devono capire che il punto fondamentale è il servizio, nel dettaglio la logistica, ma anche la capacità di fare packaging, e di saper risolvere richieste particolari.
Billa: Negoziare con voi italiani non è sempre facile: i limiti più frequenti sono rappresentati dalla lingua ma anche dalla mentalità: spesso manca l’empatia di capire le esigenze del mercato Austriaco e di non dare per scontato che ciò che esige il consumatore italiano è uguale a quello austriaco.

I due pareri concordano al 100% con ciò che mi ha riferito il direttore della Camera di Commercio di Chicago Fulvio Calcinardi durante una sua recente visita a Milano: il retail americano è prontissimo ad accogliere aziende italiane, ma vuole che collaborino alla promozione, che siano pronte a ripensare al packaging, al formato, che aiutino il cliente americano a capire la cultura del prodotto.

Se vogliamo avere successo all’estero dobbiamo iniziare a ragionare con la testa dei clienti e con la loro cultura, non pensare che siccome il nostro prodotto è buono va venduto così ovunque senza curarci ci ciò che ci sta intorno.

Il prodotto è il prerequisito, quello che conta è tutto quello che gli sta accanto: dalla logistica al marketing.

mercoledì 13 agosto 2014

Esportare senza controllare vuol dire avviarsi al fallimento: consigli pratici




Esporta esporta! Sembra il grido di salvezza che tutti oggi lanciano in Italia. Che sia la strada per uscire vivi dalla crisi l’abbiamo capito, che non sia una cosa da prendere alla leggera chi frequenta questo blog lo sa –nel caso qui c’è un sunto significativo- molto bene.
C’è però un ulteriore elemento da prendere in esame e me lo fa notare con intellingeza Marcello Antonioni di StudiaBo, uno dei papà di Ulisse, un sistema che permette di analizzare i mercati esteri.
Va bene andare all’estero, ma… dove? Con quali criteri?
Sei sicuro di avere posizionato bene il tuo prodotto? Di aver chiesto il prezzo giusto? Di ottenere risultati in linea con quello che potresti fare? Se non hai un sistema di controllo che ti permette di verificare il tuo andamento e che quel +8% che hai fatto non è un trionfo perché il mercato, il tuo mercato, in quel medesimo periodo è cresciuto del 37% come fai ad andare all’estero con intelligenza?
Ci vuole un piano strategico preciso e un sistema di controllo altrettanto affidabile per avere successo. Il resto è comicità tragica.


lunedì 4 agosto 2014

Andare all'estero con creatività e sparigliando




Dicevamo delle borse di Ida De Rosis, una stilista emergente che sta avendo un successo crescente con le sue creazioni fuori dal convenzionale.
L’obiettivo che stiamo perseguendo a questo punto è quello di presentarci al Tranoi di Parigi a fine settembre con un brand che non passi sotto silenzio. No, non abbiamo milioni di euro da investire per tappezzare Times Square e Place Vendome di manifesti né possiamo organizzare una sfilata con Charlize Theron, Cameron Diaz e Raina di Giordania. Anzi il budget è limitato, sobrio, onesto. Per cui conta più la creatività che non il denaro.

Il nostro scopo è quello di poter far vedere ai buyer delle boutique importanti che hanno per le mani un brand che non solo dà grandi garanzie in termini di qualità dell’idea e perfezione della manifattura –proprio nel senso di realizzata a mano- ma anche e soprattutto in vivacità del marchio.

Portare quindi un book che sia fatto non dal catalogo prodotto, ma dalle attività per promuovere il brand.
Pubblicità in rete? Sì, va bene: ma bisogna dare contenuto innanzitutto. Non solo foto di borse, ma ambientazione, stile. Stiamo lavorando sul tipo di donna che indossa questa borsa: chi è, dove si trova, che cosa le interessa, come vive.

Quali sono le storie che legge.
Gli argomenti che le interessano.

Questo va poi pubblicizzato: non la pagina dove trovi delle borse, ma la pagina dove trovi lo stile di chi ama queste borse. Video tutoria sullo stile dell’abbigliamento ad esempio. O suggerimenti per una serata perfetta con gli amici.

E la storia, di Roma –dove abita la stilista- delle Marche –dove si realizzano le borse- di viaggi.
Abbiamo giocato portando in giro borse per il mondo, con l’aiuto di amici e approfittando per periodo estivo, per far vedere i luoghi dive la borsa sta bene e con chi.

E lo faremo diventare una storia: e-book, infogrammi, Steller, Pinterest per narrare di questi viaggi.
E questo è solo l’inizio.

Opinion leaders? Testimonial? Sì, ma non troppo famosi: preferisco stelle del web, magari emergenti, ma ben determinate. Molto di più lo stile di una Elena Braghieri che quello di Chiara Ferragni, fashion blogger per la quale ho una grande stima ma che non vedo adatta per questa linea di creazioni. O magari sparigliando le carte Domitilla Ferrari, Claudia de Lillo, Stefania Boleso oppure osare ancora di più è coinvolgere Massimo Benedetti, Matteo Blanx o Giovanni Scrofani e #Gilda35 per uscire dal mondo del fashion ed entrare in quello delle giornaliste, delle web marketer, delle mamme blogger di fama così come in quello dei geniali creativi molto ironici che amo tantissimo. Che abbiano sempre la classe del tipo di donna che la stilista ha in mente quando disegna le sue borse. Donne un po’ come lei, donne De Rosis.


Che suggerimenti avete? Che consigli? Che critiche?