Un blog per vendere all'estero

Vendere all'estero è una grande opportunità per le aziende italiane, tutte, specie quelle artigianali, piccole e medie.
In questo blog lavoreremo insieme per trovare la strada migliore e avere successo con facilità.

Tra vent’anni sarai più deluso delle cose che non hai fatto che di quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna

Mark Twain.


giovedì 27 novembre 2014

Oscar Farinetti e Matching 2014: l'esplosione delle idee per il successo





Oscar Farinetti è un genio.
Non è che lo ami spassionatamente, diciamo che ho per lui una passione scettica. Nel suo intervento al Matching 2014 ha affermato di amare le contraddizioni, anzi che cercare di conciliare le contraddizioni è la strada che lui consiglia per il successo. E ha testualmente affermato che una delle più care a lui è “onestà e furbizia”. E ho detto tutto.
A parte ciò credo che sia davvero un genio, un visionario come pochi, un vulcano di idee positive e di successo.
E me lo ha dimostrato.
Per ora vi regalo una serie di tweet estratti dal suo intervento che sono una vera miniera. Poi vorrei scrivere un paio di post per sviluppare alcuni dei temi che mi piacciono di più.
A voi segnalarmi le vostre scelte.


cambiare prodotti adattandoli ai mercati esteri e saperli comunicare è l’unica strada per avere successo #marketing


per avere successo devi ogni giorno mettere in discussione ciò che hai fatto ieri. No#abbiamosemprefattocosì !!!


#farinetti #eataly. Io è tutta la vita che copio. Ci vuole umiltà e creatività e intuito. E pensare che tu non sai fare tutto


devi copiare da chi è più bravo di te. Cioè tutti perché da tutti c’è da apprendere

 dall’invenzione del prodotto all’invenzione dell’idea, oggi senza marketing non metti in movimento l’impresa

dove é nato il progetto di#eataly ? Dal de sign (come il de bello). Analisi e costruzione. La prima é importante


iniziare l’analisi dallo studio della categoria del prodotto. Io ho iniziato dal cibo. Ho studiato il mercato

#farinetti capire l’opportunitá analizzando la tua forza e come renderla diffusa nel mondo

apriamo a New York sul WTC Eataly the Peace con un tavolo semp imbandito per i politici che vogliono far pace

al centro del progetto missione e sogni senza questi non si fa nulla. Ma veri, non da marketing

poi scrivete le esperienze che volete vigano i vostri stakeholders. Che cosa devono provare? Great!

tenta le cose difficili ma non perdere tempo con quelle impossibili. E capisci la differenza tra le due


solo dopo analisi, valori, esperienza degli stakeholders pensa a disegnare il prodotto, non prima

mercoledì 26 novembre 2014

Imparare l'export dal Matching 2014: i punti essenziali degli esperti




Che cosa ci vai fa fare al Matching se non abbassi le difese e ti prepari ad imparare?
Animato da questo spirito con entusiasmo e grazie alla partecipazione di Gran Brianza che ci ha invitato ad essere insieme a loro attori a questa fiera spettacolare –credetemi: ero scettico e mi sono… convertito- ho appreso molto su come gestire un progetto di internazionalizzazione oggi per una PMI.
E la prima cosa imparata è di essere nel giusto: tutto ciò che ho sentito illustrare da relatori affidabili e di prestigio –dal presidente dell’ICE USA a Bruno Carenini ad altri nomi famosi dell’export- è già stato scritto più volte qui.

Riassumo i punti salienti attraverso i tweet che ho lanciato mentre ascoltavo le conferenze:

Come esempio viene citato il distretto della sedia friulano : senza marketing é imploso avendo investito solo su prodotto, design e macchinari

Le imprese italiane per avere successo devono uscire dalla gabbia del prodotto, servono altre competenze, altri studi

Un’azienda che vuole affrontare #export in modo strutturato deve capire quale prodotto vuole proporre in quale mercato:  MARKETING!

L'export non si improvvisa, senza studio budget progetto e marketing meglio stare a casa proprio, si rischia meno.

Senza obiettivi, marketing e progetto all'estero non si va. L'esperienza lo dice in modo chiaro.

Studiare i mercati e posizionare il prodotto é l’unica strada per avere successo nell’ #export
 
Export non è nulla senza presidio dei mercati. Senza team e senza controllo strategico. E senza marketing

Internazionalizzazione fai da te? Ahi ahi ahi...... Ci vuole marketing e analisi sul posto. Da solo non ce la fai

Fiera per l’internazionalizzazione per le PMI? Ragioniamo sul come perché e dove. Andare sì ma con un progetto e accompagnati

Le fiere cominciano prima dell’evento, non più Walk-in ma appuntamenti prefissati. E tu sai presentarti in modo appetibile?

Le imprese che sopravvivono e hanno successo sono quelle che vendono qualità ad alto prezzo esportano e non si lamentano

L’approccio per opportunità invece che per progetto é destinato alla sconfitta: pianifica per esportare

L’ #export é processo non momento, marketing non attimo fuggente, studio e analisi non mordi e fuggi, comunicazione non prodotto

L’ internazionalizzazione non é solo prodotto, questo é prerequisito, servono cultura competenza e processo

Ognuno di questi tweet meriterebbe un post di approfondimento, lascio a voi scegliere quale e fare domande. le aspetto!


E poi è arrivato Oscar Farinetti a spiegare che cosa si deve fare per avere un succeso grande come quello di eataly, ma di questo parliamo un’altra volta.


Nota: qui trovate i consigli di Matching per l’export, a breve verrà resa disponibile anche la bellissima guida e-book e una serie di studi presentati.

Non lasciateveli scappare!

martedì 18 novembre 2014

Scoprire Singapore: un mercato interessante per prodotti di lusso




In settembre l’export è cresciuto del 7,4% su base annua grazie ad un inatteso aumento di vendite fuori dalla comunità europea. Solo l’export ci salverà da questa crisi e ridarà fiato alla nostra Italia. Singapore ad esempio è uno dei paesi più interessanti da prendere in esame. 

Ne ho parlato con Laura Serra che vive lì da qualche anno e mette a disposizione la sua esperienza per le PMI che vogliano capire di più e vendere in quel mercato.

Ci puoi descrivere Laura che cosa sia Singapore? Che mondo è? Che mercato è?

Singapore e’ uno Stato insulare del Sud-est asiatico, situato sulla punta meridionale della penisola malese. Si trova 152 km a nord dell'equatore. Conta una popolazione di circa 5 milioni di abitanti su una superficie di soli 710 mq.

E’ un crocevia di culture integrate (cinese, malese e Indiana) ma con specifiche identita’ culturali, linguistiche e religiose….Il panorama dell’isola e’ estremamente variegato e passa dai grattacieli delle aree expat e gli uffici del centro finanziario, agli HDB, case popolari per i residenti, fino alla giungla piu’ selvaggia. La citta’ vive ancora divisa in aree con la sua China Town, Little India ed il quartiere Malese, che di volta in volta si addobbano per celebrare le diverse festivita’.

Singapore e’ una delle maggiori comunità expat in Asia, il porto piu grande del SudEst asiatico ed un trampolino di lancio per le aziende che vogliono testare la loro strategia di entrata nei mercati asiatici. Il commercio e’ incentivato grazie alla presenza di limitati dazi.
Sebbene la popolazione sia relativamente piccola, e’ uno dei mercati piu’ grandi di importazione di cibo, prodotti finiti e bevande. L’alto volume di importazioni esiste perche’ Signapore non produce abbastanza per essere auto-sufficiente ed ‘ una base di ri-esportazione per altre aree dell’Asia.

Quali prodotti italiani sono a tuo parere più richiesti e potrebbero avere più fortuna?

Per quanto riguarda il food, il mercato risulta molto interessante per i salumi, i vini, i formaggi, ecc…
I prodotti premium sono commercializzati nei punti vendita di fascia alta e negli oltre 1300 negozi di “specialty food” presenti sull’isola.
Ma diventano interessanti anche i prodotti NO Food, come il settore beauty e personal care, dove la provenienza puo’ fare la differenza agli occhi del consumatore, in termini di efficacia e/o di premiumness degli ingredienti utilizzati.
Per non parlare di tutti i prodotti piu’ fashion (borse, vestiti,...) che vantano il grande pregio del design italiano.


Che cosa significa Italia e made in Italy a Singapore

Lo stereotipo dell’Italia e’ il buon cibo, le belle borse e le macchine da corsa.
Il made in Italy e’ universalmente riconosciuto come sinonimo di qualita’. Ecco perche’ ho deciso di intraprendere questa mia attivita’ per intermediare tra le eccellenze del made in Italy ed i distributori locali.  

Come entrare nel mercato?

Innanzitutto occorre analizzare le potenzialita’ della propria marca/prodotto, in termini di presenza o meno di competitors e di posizionamento prezzi. Comprendere quale canale puo’ essere piu’ interessante e, di conseguenza, affidarsi ad un distributore full service, capace di raggiungere in poco tempo ed in maniera efficente il canale prescelto.Quali errori non commettere nell’entrare nel mercato di Singapore?

Quali errori non commettere nell’entrare nel mercato di Singapore?

Formulare una proposta commerciale senza aver analizzato prima il contesto competitivo ed aver individuato quale sara’ verosimilmente il prezzo di vendita. Lanciare il prodotto sul mercato senza prevedere investimenti a supporto sul punto vendita… il che sottolinea quanto sia importante scegliere un distributore che sia appunto “full service”.

Che servizio offri alle PMI italiane?

I servizi che Beitaly propone sono I seguenti:
a.    analisi del mercato e segmentazione dell’offerta;
b.    analisi posizionamento prezzi
c.     Promozione e ricerca del distributore “best in class” per il brand/prodotto
d.    Formazione in loco per attivita’ su punto vendita. Per monitorare la corretta implementazione della strategia di comunicazione aziendale sul punto vendita. 

Per contattare Laura potere scriverle a questo indirizzo

mercoledì 12 novembre 2014

Che cosa ti può dare un consulente oggi?



Che cosa chiedi ad un consulente?
In che modo oggi un consulente può esserti utile?

Non siamo più in anni in cui l’esperienza consisteva nell’aver già gestito quel problema e nel saperlo risolvere. Il consulente degli anni 60-90 questo faceva: sapeva per aver già fatto
Aveva già la soluzione.
Oggi invece non è così: il consulente che può realmente aiutarti è chi sa connettere i punti (ti ricordi il famoso discorso di Steve Jobs?) è chi sa mettere a frutto la sua esperienza per trovare soluzione a problemi nuovi, per aiutarti ad avere successo in situazioni mai accadute prima.
Perché questo è il mondo oggi: un continuo cambiamento, problemi e contesti sempre differenti, giorno dopo giorno.

Se dunque è così ecco come posso presentarmi, in base alle me esperienze, che la vita mi ha regalato in questi anni.

Ho lavorato in azienda come tecnico di processo chimico, come tecnico commerciale, come venditore, come direttore marketing in questi settori: chimica fine, chimica specialistica, componentistica idraulica, filtrazione incrociando durante quegli anni settori quali adesivi, plastiche, etichette, cartiere, generazione di energia, macchine utensili, industria ferroviaria, produzione di materie plastiche, presse metalliche, presse per ceramica e così via.

Poi come consulente ho avuto esperienza in questi settori:

·      Informatica (hardeware e softaeware)
·      Telcom e sistemi di rete
·      Industria chimica e delle vernici
·      Elettronica per le telecomunicazione
·      Servizi di consulenza strategica alle aziende
·      Business travel
·      Noleggio a lungo termine
·      Farmaceutica
·      Sanità
·      Gestione di ospedali e pronto soccorso
·      Moda
·      Alimentare
·      Logistica e trasporti
·      Gestione di convegni e meeting
·      Retail
·      Edilizia
·      Rivendita di materiale per idraulici, installatori, progettisti
·      Orafi
·      Design ed arredamento
·      Lusso
·      Scuole: promozione, organizzazione, formazione, start up
·      Reti di imprese
·      Educazione
·      Residenze universitarie e gestione delle attività di servizio ai residenti (mense, lavanderia, pulizie)
·      Ricerche di mercato
·      Industria grafica

E in questi settori ho lavorato per aiutare le aziende a

-       valorizzare i propri collaboratori
-       trovare soluzioni organizzative
-       trovare il corretto posizionamento
-       studiare il mercato e capire come proporsi
-       vendere all’estero
-       definire una strategia di marketing
-       definire strumenti di marketing
-       trovare i clienti più adatti
-       gestire la presenza in rete.

Per ciò che riguarda l’export poi ho costruito contatti, sia andando sul posto e conoscendo queste città e queste nazioni, sia tessendo e testando relazioni affidabili, a

-       New York
-       Boston
-       Miami
-       Chicago
-       Toronto
-       Dallas
-       Houston
-       Seattle
-       San Francisco
-       Los Angeles
-       Londra
-       Parigi
-       Madrid

e in queste nazioni

-       Tutta l’Europa
-       Singapore
-       Giappone
-       Sud America
-       Canada
-       USA
-       Messico


Pensi che io possa esserti utile in qualche modo?

sabato 1 novembre 2014

L'unione fa la forza: la rete per non andare all'estero.... senza rete!


L’unione fa la forza, specie se si vuole andare all’estero. Al SIAL a Parigi ho incontrato ItalianFoodTradition un consorzio che riunisce più di dieci aziende della tradizione enogastronomica italiana e valorizza le sinergie soprattutto in ottica export. Lo mostra in modo evidente l’efficacissimo stand con il quale le imprese si presentavano nella capitale francese.
Guida il consorzio Claudio Trianti al quale ho rivolto alcune domande, alle quali ha risposto a titolo persone e grazie alla sua lunga esperienza internazionale.


1)      Ci può spiegare in poche parole da dove nasce l’idea di ItalianTraditionalFood?
Il consorzio denominato TRADIZIONE ITALIANA - Italian Food Tradition S.c.a r.l. ha iniziato ad operare nel 2012, dopo ca 1 anno di preparazione, con il patrocinio della BPS (Banca Popolare di Sviluppo)di Napoli che ha raccolto attorno a se un gruppo di imprenditori già attivi sul mercato estero ed intenzionati a sviluppare ulteriormente l’esportazione in modo coordinato ed organizzato.

2)      A suo parere e in base alla sua esperienza internazionale quali errori commettono le PMI italiane nel pensare all’export e quali non bisogna assolutamente commettere?
Secondo il mio punto di vista il primo problema è intrinseco nella definizione di PMI (Piccole e medie Imprese) nella maggioranza non organizzate “mentalmente e strutturalmente”  ad affrontare i mercati esteri
A proposito degli errori da evitare come peste, sicuramente direi iniziare senza un progetto a medio/lungo termine,  struttura ed organizzazione dedicata.

3)      Da dove parte un progetto di esportazione che ha ragionevoli probabilità di successo?
L’approccio deve essere strutturato e basato su:
·         OBIETTIVI PRECISI
·         ANALISI MERCATO/I RIFERIMENTO
·         ORGANIZZAZIONE STRATEGICA,COMMERCIALE ED ECONOMICA
In poche parole DA OPERAZIONE DI EXPORT A PROGETTAZIONE DELL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

4)      Consorzi e reti: conoscendo il mondo degli imprenditori italiani hanno speranza di successo? Su quali basi vanno costruiti?

Sì, direi proprio di sì: anche se non facile, bisogna che gli imprenditori abbandonino l’individualismo.
Se gli imprenditori sono accumunati dai medesimi obiettivi senza legami di “concorrenza” ed omogenei per dimensioni ed organizzazioni, i progetti sono realizzabili
5)      Puntate molto sulla presenza alle fiere: è questa la strada principale per farsi strada all’estero?
Assolutamente no. E’ un canale importante soprattutto per i mercati emergenti, ma va gestito come progetto finalizzato a B2B.

6)      Che cosa apprezzano i paesi stranieri dell’italianità? Che cosa dobbiamo valorizzare del made in Italy?
Questo è un momento favorevole di tutto quanto può essere identificato con un “made in Italy” purché originale o riconducibile.
L’importante è costruire il modello vincente sulla domanda di Italia e non sull’offerta di Italia.

7) Tre lapidari consigli, tre slogan per le PMI italiane che vogliono esportare

Da operazione vendite export a progetto per l’internazionalizzazione
Quindi volendo coniare uno slogan:


Da Export Manager a Project Manager per l’internazionalizzazione